Come Guardare un Film (Bozza di Post che Comunque Pubblico)

Preambolo necessario. Ho l’impressione che sia il contesto ad essere ostile. Un tempo non avevamo tutte queste distrazioni. Non eravamo così connessi, spalla contro spalla sia pure in uno spazio virtuale. Oggi lo siamo tutti, immersi nella rete volgarizzata dai social network, direi forzatamente. Eppure non siamo tutti uguali, migliori, vicini. Anzi, il sistema si è adattato per renderci comunque distanti e divisi. In questo scenario, nel quale il troppo si traduce nel nulla, matura questo mio scritto, che assume la forma e il ruolo di una proposta a me stesso, da rivolgere anche al lettore.

Servirebbe una poltrona molto comoda. Credo che la perfetta comodità sia essenziale. Tanto essenziale quanto piuttosto difficile da ottenere. Da anni non mi capita di stare veramente bene su una poltrona che svolga egregiamente la sua funzione. La comodità è un ricordo remoto, che oggi sa di chimera, di rarità, o di aporia. Comunque, ammettiamo di avere a disposizione una poltrona sufficientemente comoda, o qualcosa che possa farne le veci con opportuna approssimazione.

Poi ci vuole un film che sia una storia, e non un videogioco. Film del genere si trovano ormai solo bel catalogo del fuori catalogo. Parlo degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con qualche eccezione che possiamo pescare nel decennio successivo.

Io vengo da uno spaziotempo (l’età della mia formazione, gli anni Ottanta) in cui non esistevano smartphone, notifiche invadenti e affini. L’unico telefono immaginabile era quello fisso. Quindi l’idea di stare fermi a fare una cosa soltanto non era pura utopia, ma un fatto normale.

Songwriting On Demand

Photo by Tallie Robinson on Unsplash

In questo periodo di “forzata interazione a distanza” mi sono organizzato per offrire perfetta continuità didattica ai miei allievi. Nello specifico, tengo da tempo un corso di songwriting, che oggi viene esteso a chiunque ne faccia richiesta attraverso un mix di piattaforme di semplicissimo e intuitivo utilizzo.

In questa pagina ci sono tutte le istruzioni. Ci saranno video on demand, approfondimenti, monografie, materiali (audio e video), lezioni passo passo, utilizzo di piattaforme apposite di e-learning con possibilità di percorsi sia personalizzati che in gruppo per fondere idee, testi, musiche, melodie, armonie e intuizioni.

Sul Trasformare e Connettere Parti Eterogenee

Spesso e volentieri, parlando coi miei allievi in corsi a vario titolo legati alla creatività, ergo, per forza di cose, alla composizione, salta fuori una domanda che circa suona così: Come faccio a collegare A con B? Ossia, assumendo che una certa “parte” che chiamo A sia stata creata in una modalità totalmente separata e priva di attinenza rispetto ad un’altra parte che chiamo B, come faccio, brutalmente, a incollarle?

Logicamente questa questione della diversità di due (o più) parti è qui sopra enunciata in modo molto schematico e quasi provocatorio. Nella realtà, non si tratta di unire a tutti i costi i cavoli con la merenda, o di fare accoppiare un elefante con una mosca. A volte due parti possono essere simili, oppure derivare da un unico processo creativo, o da un’atmosfera, oppure si possono presentare come due parti effettivamente consequenziali, che però necessitano di un elemento intermedio in grado di addolcire o rendere più sensato e scorrevole il loro sfumare l’una sull’altra.

Come spesso accade in ambito creativo e artistico, le risposte a questa domanda possono essere molte, e molto diverse tra loro. In questo mio post cercherò di elencare le tipologie di azioni più frequenti che possono essere implementate per giungere alla soluzione.

Per illustrarle mi avvalgo di suggerimenti generali e set di domande da porsi…

Suggerimento 1 — Unisci senza pensarci troppo le due parti, anzi enfatizza esattamente l’asperità del loro scontrarsi. Stacco netto, silenzio, brusco cambiamento, svolta, taglio, improvvisa variazione.

Questa prima modalità può essere intesa sia come soluzione possibile, sia come fase propedeutica per rendersi conto magari del contrario, ossia che forse due parti non possono essere giustapposte con troppa disinvoltura. In entrambi i casi, questa azione creativa deve generare delle domande sul risultato?

  • Come stanno insieme le due parti?
  • Che sensazione danno?
  • Sarebbe meglio alleggerire o enfatizzare lo stacco?
  • Le parti sono effettivamente diverse oppure si somigliano?
  • Ha senso lasciarle come sono oppure potrebbe essere il caso di modificarle?
  • Le soluzioni arrivano quando ci si pone domande…

Suggerimento 2 — Creare una parte C che permetta di creare una sorta di “ponte” tra A e B. Addolcire, mitigare, connettere attraverso qualcosa, incollare, ovvero creare un collante, fare in modo che C sia una cosa a metà tra A e B, una sfumatura, un anello di congiunzione.

A volte per risolvere un problema ci vuole un altro problema, come per esempio una terza parte C da inserire tra le due. In questo caso abbiamo una soluzione additiva, ossia una soluzione che risolve qualcosa attraverso un fattore di complicazione che si aggiunge al sistema.

  • Si può costruire una parte C che sia a sua volta radicalmente diversa sia da A che da B, per creare ulteriore contrasto.
  • Oppure si può creare una parte C che sia il frutto di un remix di A e di B.
  • Certe parti di A possono essere utilizzate parzialmente per costruire C (stessa cosa dicasi per B).
  • Come suona la sequenza ACB?

Suggerimento 3 — Trasformare direttamente le parti A e B, oppure solo una delle due, per renderle più miscibili per via naturale. Agire dunque per via trasformativa, additiva o sottrattiva direttamente sui materiali che abbiamo a disposizione. Infine, dopo averli trasformati, cercare di riunirli.

Ci sono logicamente moltissimi modi di trasformare qualcosa, per renderlo utilizzabile in altro modo o più adatto per un certo scopo o funzione.

  • Più lento, oppure più veloce.
  • Esagerare, oppure livellare.
  • Ripetere, oppure variare.
  • Invertire l’ordine delle cose, recitare al contrario.
  • Aggiungere qualcosa, togliere qualcosa.

Un esempio molto eloquente di questa tecnica ha a che fare con un celeberrimo brano dei Pink Floyd, che è la lunga suite Atom Heart Mother. In origine era una scarna sequenza da rock band, che però chiamava a sé qualcosa di più corposo. Fu l’aggiunta del coro e dell’orchestra, più qualche effetto sonoro da studio di registrazione, a fare la differenza. (Necessariamente, un discorso da continuare…)

Passi Nel Mainstream e Oltre

Photo by T.H. Chia on Unsplash

In un mio recentissimo articolo (in questo stesso blog) ho parlato di mainstream. Il concetto l’ho anche precisato (altrove) in un post dedicato, più approfondito e a suo modo filosofico. Insomma, da qualche tempo parlo di mainstream.

Lo faccio per il semplice motivo che questa mia stessa identità sta contemporaneamente usando strumenti sia mainstream che strumenti non mainstream. Per esempio, in questo secondo caso, gli strumenti del fediverso. Quindi sentivo la necessità di elaborare una mappa sensata, un quadro d’azione.

La mappa non è semplice, per il fatto che gli strumenti sono veramente tanti. In generale, la mappa complessiva potrebbe assumere questa forma.

In questo stesso blog parlo di un po’ di tutto. Non so se e quanto la community di Vivaldi Browser possa dirsi mainstream. Direi che sta nel mezzo.

In Creative Phil, blog su WordPress, piattaforma che potrei considerare abbastanza mainstream, mi occupo soprattutto di cose creative, aventi a che fare col mio lavoro di musicista, compositore, esecutore musicale e pianista, nonché didatta e formatore, con vari interessi anche in svariate altre forme d’arte, dal teatro alla scrittura, passando per le arti figurative.

Twitter è semplicemente il luogo dove cinguetto in modo assolutamente mainstream, specialmente per amplificare contenuti che ritengo tanto interessanti quanto compatibili con la vasta diffusione.

Il fatto di essere su Facebook mi pare una banalità. Facebook è indubbiamente una cloaca, ma tutto il mondo lo è. Dunque, basta usarlo in modo intelligente.

Parlando invece di cose non mainstream non posso fare a meno di citare Mastodon, nel quale sono presente in una corposa istanza ad alta partecipazione italica.

Altre succursali non mainstream:

  • Nobloggo, una piattaforma di semplice blogging senza commenti, molto utile per annotare cose al volo e diffonderle come in una sorta di diario con foglietti volanti elettronici.
  • Socialhome, un social network che non ho ancora capito come usare, ma che mi sembra molto interessante.
  • Zotum.net, una cosa che utilizza la piattaforma Hubzilla. Pure questa, interessante, anche se non ho ancora capito che farci.

Insomma, una mappa in progress, che sto completando attraverso un’attentissima analisi di quello che mi serve nel web e della voce che di volta in volta devo collocare in un determinato spazio piuttosto che in un altro.

Vivaldi