Perché Fanno di Tutto per Disinformarci sulle Criptomonete?

Premessa fondamentale: Le criptomonete vengono usate abitualmente da migliaia di persone, che non sono unicamente “addetti ai lavori” (informatici, esperti di economia, investitori). Tale novero, però, rimane comunque una schiacciante minoranza, e la cosa non è legata ad un motivo intrinseco, bensì alla dilagante disinformazione (o vera e propria mancata informazione) sull’argomento.

Nello specifico, il mondo della “percezione generale” delle criptomonete è pieno di pregiudizi puntualmente sfatabili, che io stesso ho sfatato in un articolo dedicato. A qualcuno verrebbe mai in mente di abolire i coltelli da cucina per evitare accoltellamenti in famiglia? Direi di no. Eppure giornalmente ci sono emeriti ignoranti che dall’alto dei loro scranni parlamentari, senza minimamente distinguere una criptomoneta da un fustino di detersivo, inneggiano a crociate contro i Bitcoin. (Peraltro, abolire i coltelli da cucina sarebbe tecnicamente possibile; abolire i Bitcoin, no.)

Ma come mai fanno di tutto per evitare una corretta informazione sulle criptomonete? La risposta è banalissima: perché vogliono tenersele per sé, lasciando a noi la finanza centralizzata gestita da banche e istituti finanziari in grado di controllare i nostri averi e sindacare sul loro utilizzo.

Come mai, secondo voi (e indipendentemente dal giudizio sulle ovvie e palesi competenze delle singole persone), governi calati dal cielo da autorità sovranazionali vengono istantaneamente e unanimemente elogiati da quella stessa stampa che fino a un giorno prima diceva tutto e il contrario di tutto, parteggiando per questa o quella banderuola politica? Come mai il mainstream mediatico è allineato e coperto quando si tratta di difendere a spada tratta gli araldi della finanza globale e delle politiche monetarie delle banche centrali? Da dove deriva questo automatismo?

La risposta è ancora una volta banale: il mondo della post-globalizzazione risponde più che mai, e da tempo, a specifici “piloti automatici” che tentano in tutti i modi di controllare la maggioranza della gente; una maggioranza che, peraltro, resterà sempre tale.

A questo punto è inutile pretendere ancora di riformare la punta della piramide, aprendo fantomatiche “scatolette di tonno del potere” come certe narrazioni delle ultime stagioni para-politiche hanno fatto intendere. Il potere è tale perché risponde a determinate regole: se ci sei dentro, devi obbedire, altrimenti dentro non ci sei più. La scelta, quindi, può essere unicamente interna a quella minoranza di persone informate e consapevoli che decidono autonomamente di ragionare fuori dal coro. E non parliamo di anarchici facinorosi o di fanatici delle teorie del complotto. Parliamo di gente comune che, semplicemente, decide di agire efficacemente per ritagliarsi quegli spazi di libertà che tendenzialmente il sistema compromette o può compromettere.

Non siamo contro lo Stato, l’ordine costituito, le regole e le convenzioni comunitarie e sociali. Intendiamo semplicemente sottrarre a queste entità, per quello che possiamo, le cartucce contro di noi. Vogliamo, cioè, poter contare su ambiti che ci vedano soggetti alla pari.

Ora, finché tutto va bene, il sistema sembra essere il migliore dei mondi possibili. Ma cosa accade quando l’istituto di turno cola a picco (Banca Etruriua, Popolare di Vicenza, per citarne alcuni)? Cosa accade quando, per ragioni che peraltro possono anche essere taciute, ci viene tolto l’accesso — da una ex moglie con agganci altolocati, da un ex socio scappato con la cassa, da un errore di Equitalia che si presume attendibile per puro meccanismo burocratico, da un potente politico che si può permettere un avvocato di fama contro di noi, e via discorrendo — di fondi, conti e sistemi di pagamento?

Per quanto la cosa possa sembrarvi spiacevole, un dictat superiore alla vostra possibilità di difendervi può in qualsiasi momento sottrarvi gli strumenti di base per operare nella quotidianità. Ve li può sottrarre, peraltro, “a monte”, “a prescindere”, in una sorta di presunzione che è purtroppo la base della nostra esistenza sociale gestita da enti centralizzati.

Se voi non date fastidio a chi conta, se voi rimanete nel vostro esiguo orticello, se voi vi fate i fatti vostri e chiudete occhi e orecchie, allora tutto va bene e non dovete temere nulla. Ma siamo sicuri di questo? Siamo veramente sicuri che un atteggiamento genericamente opportunista e acritico, per quanto squallido, basti e avanzi? La risposta è no. In qualsiasi momento possono essere anche terze persone, furbetti, cercatori di “teste di legno”, a incastrarci a nostra insaputa e a far ricadere su di noi gli effetti delle loro malefatte. Ecco dunque che la nostra vita dovrebbe diventare un campo letteralmente dominato dai sospetti, dalle tutele onerose, dal continuo ricorso a soggetti terzi (notai, avvocati, commercialisti) buoni solo a spillarci soldi. Insomma, vi piace l’idea di girare continuamente, tanto per usare un’immagine molto statunitense, con la pistola nella borsetta?

La decentralizzazione finanziaria costituisce uno dei principali e più efficaci strumenti per mettere unicamente nelle nostre mani, nonché nella nostra sfera di responsabilità, almeno una parte dei nostri averi. Un mondo, quello crypto, che non nasce dall’alto, ma dalla progettualità di tanti indipendenti che hanno creato il sistema della blockchain.

Ma attenzione! Per quanto operativamente semplice, il mondo delle criptomonete è estremamente vasto, e muoversi da zero con la sola logica del “fai da te” può rivelarsi nefasto, ovvero può alimentare delusioni e conseguenti pregiudizi in materia. Fondamentale è dunque rivolgersi a persone qualificate, almeno per avviarsi alla materia per poi continuare eventualmente in autonomia.

Determinate crypto possono non essere per voi, e altre, magari meno conosciute, possono invece fare perfettamente al caso vostro. Servono quindi dei “sarti su misura” in grado di cucire il vostro abito sulle vostre specifiche e uniche esigenze.

In tutta Italia esistono esperti qualificati. L’invito è però di rivolgersi a persone rintracciabili, con attività assolutamente “in chiaro”, ancor meglio se gestite da sedi fisiche e concretamente inserite nel campo del commercio e della consulenza. Se siete, come me, in ambito Veneto, il consiglio spassionato è di rivolgersi a Bitcoin Veneto Center, un ambiente poliedrico e cordiale che dall’operazione più semplice a quella più complessa, vi seguirà passo passo senza abbandonarvi mai.

Non importa che siate pensionati che vogliono mettere via qualche Bitcoin per il nipote, professionisti che vogliono utilizzare le criptomonete per il proprio studio e per i propri clienti, esercizi commerciali che desiderano aumentare il proprio giro d’affari annoverando anche i pagamenti decentralizzati, oppure grandi investitori che desiderano concludere una corposa operazione over the counter per seguire i trend del momento. Bitcoin Veneto Center vi fornirà, chiavi in mano, la soluzione che cercate.

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Vivaldi