L’Individuo come Isola Crypto: uno Sconcertante e Luminescente Corollario

Nel mio articolo Ciò che Manca alla Criptosfera enunciavo una sorta di lettura prospettica sul significato parziale del mondo finanziario a base blockchain in assenza di determinate fenomenologie. La mia tesi era ed è, in estrema sintesi, la seguente:

Fino a che le criptomonete saranno unicamente asset digitali da trattare esattamente come azioni, titoli e asset classici, ossia oggetti da comprare e vendere in un’altrettanto classica prassi di trading, le medesime avranno un significato più che mai limitato e relativo, e la loro portata rivoluzionaria sarà strutturalmente incompleta. La vera rivoluzione sarà compiuta quando le criptomonete verranno accettate, ovvero pretese, come strumento reale di retribuzione, sia esso privilegiato rispetto alla moneta fiat, sia esso inserito in un sistema misto, a seconda dei casi e delle convenienze degli attori economici.

Ebbene, mi sono accorto di un dettaglio piuttosto interessante. Ponendo a monte la macroscopica differenza tra moneta fiat e criptomoneta, e rinominando entrambe con due nuove perifrasi, a mio avviso estremamente più eloquenti, vale a dire moneta centralizzata e moneta decentralizzata, l’immediato corollario alla sopraccitata tesi è piuttosto sconcertante, nel senso che apre a scenari che tutto sono fuorché banali.

L’immediato e appunto non banale corollario si esprime in forma di domanda:

Ha senso retribuire un lavoro con moneta decentralizzata se questo lavoro è confinato entro logiche centralizzate?

La domanda apre scenari particolarmente spinosi, anche se estremamente concreti. Un lavoro “centralizzato” è infatti qualcosa che risponde a delle regole che possiamo rifiutare, almeno, con la stessa intensità con la quale rifiutiamo una “moneta” centralizzata. Perché dovrebbe sussistere una differenza?

Visto che oggi possiamo scegliere tra moneta centralizzata e moneta decentralizzata, perché non dovremmo scegliere anche tra ambiti che rendono sensate entrambe, a seconda del mix che intendiamo implementare nella nostra vita optando per l’una o per l’altra, ivi compresi i passaggi tra l’una e l’altra (per esempio exchange crypto-fiat, carte di debito crypto, etc…)?

Mi spiego meglio. La criptomoneta in genere, specie quella utilizzata nella modalità più purista, vale a dire quella implementata dai soli wallet e dagli scambi tra i medesimi, individua un rapporto tra singoli attori economici senza alcuna mediazione. Ebbene, se questo rapporto sottende lo scambio di prodotti e servizi, perché mai la natura e i contesti circostanti dello scambio dovrebbero essere assoggettati a una mediazione?

La grande verità è che la blockchain introduce un concetto la cui portata non è stata ancora compresa appieno, forse perché la sua comprensione piena andrebbe a sconvolgere il mondo così come lo conosciamo, oppure, comunque, a introdurre isole di libertà reale totalmente inimmaginabili. Questo concetto è tanto semplice quanto appunto sconcertante: Tramite la criptosfera l’individuo diventa proprietario assoluto o quasi assoluto della sua “isola-nazione”, un vero e proprio “stato” che può permettersi di avviare potenzialmente commerci con qualsiasi altro analogo stato condivida la stessa natura insulare-soggettiva.

A questo punto so già quella che potrebbe essere la vostra obiezione. Chi vigila? Chi fa rispettare le regole?

La risposta è molto semplice, e discende dall’insensatezza della domanda stessa. Le “regole”, infatti, ovvero quelle che chiamiamo regole, non alludono a uno stato formato da un solo cittadino, ma a uno stato che deve necessariamente “regolare” la vita e la convivenza di milioni e milioni di cittadini. In uno stato formato da un solo cittadino, l’unica regola pensabile è data dalla libera e responsabile contrattazione con un altro stato-individuo, che — attenzione — sarebbe per definizione alla pari. Ma non solo. Tale “giurisdizione insulare” non mette minimamente in crisi quella vigente al di fuori delle due “isole-stato”, perché riguarda solo sé stessa, e qualora vada a infrangere leggi “ambiente” essa ricade naturalmente in esse, ma solo per quel che riguarda le eventuali conseguenze nell’ambiente stesso, che sta al di fuori dell’isola.

La vera questione è un altra: quali luminescenti prospettive si aprono al cospetto dell’effettiva “autogiurisdizione cripto-insulare” che ciascuno di noi può dare al proprio agire nel campo della diplomazia commerciale con altri individui-cripto-stati?

A voi la risposta… Ma ci tornerò…

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Vivaldi