Sulle Carte “Crypto”, un Compendio

Da qualche tempo a questa parte, lo sapete, mi interesso operativamente e creativamente di blockchain e criptomonete. Il tema, molto dibattuto, emergente, nonché frutto di parecchi fraintendimenti, è ovviamente molto articolato e complesso. In questo articolo il mio intento è di fare chiarezza su un “prodotto” che in questi mesi sta letteralmente dilagando in Europa, con progetti vari e diversi. Sto parlando delle carte per spendere criptomonete.

Cos’è una carta crypto e quale sarebbe la sua funzione? Bella domanda. Sì, bella domanda, perché le carte in circolazione sono molto diverse tra loro, e a volte citano la variabile “crypto” un poco a sproposito.

Ragionevolmente parlando, a mio avviso una carta crypto dovrebbe semplicemente essere uno strumento in grado di trasformare rapidamente le criptomonete in valuta fiat corrente, per renderle spendibili attraverso un comune circuito.

La mia definizione vi risulta abbastanza ragionevole? Credo di sì. Ma nella realtà del mercato noi abbiamo svariati progetti che allargano questa definizione, fino a farla sconfinare in strumenti che risultano piuttosto lontani da questo uso. Facciamo un esempio concreto per capirci.

Il caso 2gether: crypto o trading?

In questo periodo sto usando una carta che si chiama 2gether, progetto spagnolo peraltro molto interessante, e per quello che mi riguarda del tutto funzionante (cosa tutt’altro che scontata). La carta in questione, a parte il token nativo e i vantaggi nello “stoccarlo” (staking, prassi molto in voga, di cui però non parlerò qui) presenta questa struttura complessiva: (a) una serie di cosiddetti account, che possono raccogliere sia euro che criptomonete; (b) due wallet classici, che possono accogliere solo bitcoin ed ethereum. Negli account voi potete solo e unicamente comprare criptomonete utilizzando gli euro contenuti nel relativo account. Queste criptomonete, il cui valore ovviamente fluttua, possono essere spese direttamente (cambio in euro automatico) con la carta, senza spese e senza commissioni. Anche le criptomonete dei wallet, che invece possono essere acquisite solo attraverso transazioni da altri wallet, possono essere spese con la carta, ma con spese (fee) molto (molto) più alte.

Morale della favola: la convenienza vera (wallet a parte) di una carta come la 2gether sta solo nel trasformare euro in crypto, e crypto in euro; ossia, ragionando in termini di input e output, nel trasformare euro in euro. Ma perché mai dovrei passare per le crypto se ho già euro? Ecco dunque la conclusione: in realtà questa carta non è tanto una carta crypto, ma una carta che usa le crypto come strumento di trading, di compravendita, per il semplice fatto che la sensatezza di tutto questo gioco fiat-crypto-fiat sta nel comprare al ribasso e vendere al rialzo. La stessa cosa potrebbe essere fatta con qualsiasi titolo borsistico, oppure comprando e vendendo oro, argento, petrolio, etc…

Insomma, la carta 2gether funziona benissimo, e utilizza criptomonete come asset di scambio, ma di fatto non sembra rientrare nella definizione che ho dato. Più che uno strumento “crypto” sembra essere una carta per fare “trading attraverso crypto”, per poi spendere qualche euro in più. La parte wallet in effetti svolgerebbe al meglio la funzione di una carta crypto, ma come detto le crypto sono unicamente BTC ed ETH, e le transazioni in uscita (crypto-euro) sono abbastanza sconvenienti.

Ci sono inoltre carte crypto che permettono di avere sconti, godere di abbonamenti compresi nel prezzo, ricevere cashback, incassare interessi passivi, etc… Tutte cose interessanti. Ma tutte cose che riguardano il comune marketing, e non direttamente le crypto.

La vera questione delle carte crypto

Esistono carte che spendono direttamente crypto? La risposta è assolutamente affermativa. Da questo punto di vista non me la sento di parlare di tutto quello che offre il mercato. Ci sono recensioni, come questa che segue, assolutamente pregevoli, circostanziate, logicamente non esaustive ma adatte a farlo meglio di quanto possa fare io. (Io per esempio sono ora un tester di Monolith, carta peraltro citata nella recensione, che funziona esattamente come un comune wallet non-custodial, a sua volta connesso a una semplice Visa. Chiunque volesse avere delucidazioni in materia può contattarmi in privato senza problemi. Ma questa è un’altra storia…)

Avendo capito cosa sono le carte crypto, o almeno cosa ci si dovrebbe aspettare dalle medesime, la domanda che secondo me ci si dovrebbe porre è di tutt’altra natura. A che cosa dovrebbero veramente servire le carte crypto? Ovvero: Le carte crypto possono avere senso di per sé, o necessitano di un contesto operativo per avere effettivamente senso e utilità?

Mi sono parecchio arrovellato su questa questione, e sono giunto all’unica conclusione possibile.

Le carte crypto hanno senso compiuto solo nel caso in cui le prestazioni professionali di chi le detiene vengano comunemente pagate in criptomonete dal committente di turno. In altre parole, le carte crypto propriamente dette servono a chi ha già di suo la possibilità di incamerare criptomoneta in via diretta, nel modo classico veicolato dall’architettura blockchain.

Insomma, c’è poco da fare. Se escludiamo il trading, la facoltà di trasformare crypto in valuta corrente ha senso solo se qualcuno ci invia crypto come mezzo di pagamento, o se noi stessi lo facciamo, evidentemente avendole guadagnate altrove nello stesso modo (visto che, in caso contrario, ricadiamo nel caso del trading).

Il problema dell carte crypto si riconduce dunque al problema delle crypto stesse: la loro diffusione, ovvero il loro utilizzo.

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