Il Mainstream come Ambiente di Fondo

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La mia praticità consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro.

Antonio Gramsci

A vario titolo, molti di noi si chiedono quale possa essere l’azione più efficace da implementare per aggirare in qualche modo l’azione del mainstream (in tutte le sue manifestazioni), al fine di ottenere qualcosa che abbia un senso.

Le risposte, come ovvio, possono essere (e fenomenologicamente sono) molte, e molto diverse tra loro. Per quel che mi riguarda, ogni volta che penso al mainstream, e in generale ogni volta che penso alla “politica in senso lato” (intesa dunque come civismo, come azione civile e sociale di vasta portata), non posso fare a meno di ricordare la celebre storiella dell’ubriaco e del lampione, che ritengo il vero e proprio grado zero del ragionamento strategico.

L’ubriaco, di notte, cercava le chiavi di casa sotto un lampione, non perché le avesse perse lì sotto, ma perchè lì sotto c’era luce. Ebbene, non dobbiamo fare l’errore dell’ubriaco. Punto, fine, stop. Ma è così semplice? No, non è così semplice.

Per quel che mi riguarda, di mezzo c’è il mainstream. E la prima cosa che bisogna fare trattando il tema del mainstream è rendersi conto di un fatto: che il mainstream non è un nemico, e non è un nemico perché, banalmente, non può essere battuto. Un nemico, per definizione, è tale se in qualche modo può essere battutto, esattamente come un obiettivo è tale se in qualche modo può essere ottenuto. Una giornata di 48 ore non è un obiettivo, per il banale fatto che nessuno di noi può intervenire sulla rotazione terrestre.

Il mainstream è ragionevolmente il rumore di fondo, lo status quo, l’ambiente circostante, il pensiero unico, l’italiano medio che vota, la disinformazione, il caos, l’incoerenza, l’andazzo, la raccomandazione, il “si fa così oppure niente”, la deriva senza controllo di un paese, i trend, e via discorrendo.

Invece di pensare a battere il mainstream ci si dovrebbe chiedere un’altra cosa: come possiamo risolvere determinati problemi in presenza del mainstream come condizione di fondo?

In marketing, ma più in generale nel management, si studiano i fattori critici di successo, ovvero quelle caratteristiche o variabili che sanciscono i punti di forza di un certo soggetto all’interno di un ambiente o mercato. Questi fattori possono essere ora esogeni, ossia dettati dall’alto, oppure endogeni, elaborati sulla base di un ragionamento strategico. Se da un lato esistono queste variabili, dall’altro lato, secondo me, si dovrebbe ragionare su tutti quei fattori che sono, all’opposto, i più perfetti fattori di insuccesso che conducono alla più perfetta irrilevanza.

Non sarebbe un buon passo avanti iniziare a ragionare nei termini di un definitivo abbandono di tutto ciò che non serve (o addirittura risulta dannoso) a vantaggio di ciò che serve?

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  1. Caro Tech Guy, nel 1970 i fisici del CERN non capivano perché si dovevano collegare tra loro i computer che si trovavano in luoghi diversi, per metterli in rete: https://docs.google.com/document/d/1VNEldcewjFZkFW_Rrzr7X1D4yECp0MLwYyhyQENQJZE/edit?usp=sharing
    Ci fu bisogno di un esempio pratico.
    Nel 2020 non si capisce perché si dovrebbe uscire dal mainstream facendo dialogare esperienze esistenziali diverse, per renderle interoperabili.
    Ci sarà bisogno di un esempio?

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