Senso e Valutazione nel Mondo delle Crypto Carte: una Grande Premessa

Ormai da ben più di una quindicina di mesi utilizzo carte di debito che, a vario titolo, attraverso vari meccanismi e lungo lo sviluppo di vari progetti propongono le criptomonete come asset di scambio per svolgere varie funzioni finanziarie.

La funzione di base sembrerebbe essere, a livello di richiesta di mercato, unica e semplice: trasformare (più o meno automaticamente) la criptomoneta in euro, sterline o dollari, spendibili attraverso una carta del circuito Visa o Mastercard.

In realtà questo genere di prodotto è ormai rappresentato da una miriade di proposte. Ogni singolo progetto fa necessariamente storia a sé, proponendo carte, ovvero, per essere più precisi, “applicazioni smartphone e/o desktop associate a carte di debito”, che utilizzano la variabile “crypto” in svariate modalità e sfumature, a volte anche molto diverse e distanti tra loro.

Senza tanti giri di parole, c’è da dire che le carte in questione si dividono sostanzialmente e a meno di ibridazioni intermedie in due grandi categorie:

  1. Carte “fiat-crypto-fiat”, ossia carte che permettono solo di acquistare criptomoneta a scopo (evidentemente) speculativo, per poi rivenderla internamente, dirottando i fondi, appunto, in un circuito spendibile.
  2. Carte “wallet”, che in aggiunta alle funzioni della prima categoria permettono anche di ricevere e inviare criptomoneta lungo i normali network dedicati.

Ovviamente le architetture di entrambe queste tipologie possono essere a loro volta molto diversificate l’una dall’altra, così come molto diverse possono essere le funzioni aggiuntive, l’ampiezza della gamma di criptomonete utilizzabili, la possibilità di ricevere interessi sui token, fino a quella di ottenere cashback su ogni acquisto.

Per quanto mi riguarda, trovo però che la prima categoria di carte sia sempre e comunque del tutto inutile, per non dire addirittura avulsa dal mondo crypto in senso stretto. A cosa mi serve utilizzare, che so, DASH, BTC, ETH o DigiByte, se la sola facoltà concessami è quella di comprarli, pagarli con euro, per poi rivenderli sempre in euro tramite lo specifico acquisto? La risposta è una e solo una: speculazione. Se gli euro già ce li ho, posso solo confidare nel fatto che questo passaggio in crypto mi permetta di averne di più, altrimenti l’intero gioco non ha alcun senso, a meno di logiche di pura transazione, che però nel primo novero non sono ammesse, oppure sono ammesse come funzione laterale, spesso sconveniente in termini di commissioni. Da notare poi che la speculazione la posso fare con qualsiasi asset, dal mais al petrolio, passando per le azioni di Netflix.

Detto questo, è dunque chiaro che la sensatezza di una carta (che pretende di essere) crypto deriva dalla sua versatilità nell’effettuare transazioni di ogni genere: fiat-crypto, crypto-fiat, fiat-fiat e crypto-crypto.

Ho quindi stilato un elenco di variabili che a mio avviso, nell’ottica di valutare le caratteristiche di una carta crypto, risultano essere le più importanti e rappresentative. Mi riferisco all’uso oggettivo e quotidiano della medesima, e non ad astrazioni o generici auspici. La lista consta di quattro voci fondamentali:

  • versatilità nel regime dei minimi, intendendo con questa perifrasi la cifra minima che bisogna spendere per acquistare crypto;
  • convenienza delle commissioni, ossia impatto dei costi interni (estranei a quelli di rete) legati alle transazioni;
  • presenza di premialità, come cashback, sconti nell’acquisto di gift-card e affini;
  • velocità ed efficienza generale, intendendo l’effettiva usabilità della carta.

Una caratteristica a parte è rappresentata dalla modalità di accesso ai fondi in uscita. I casi possono essere due, con pro e contro per ciascuno.

Caso uno: modalità “sell” – La criptomoneta viene semplicemente venduta (ovvero cambiata) in valuta fiat, e la valuta fiat, in automatico o manualmente, viene scaricata nella carta di debito per essere agevolmente spesa. (Alcune carte permettono anche il percorso inverso.)

Caso due: modalità “on-the-fly” – La criptomoneta viene spesa direttamente, facendo tapping sull’account di riferimento e dunque implementando una sorta di “cambio automatico” della stessa.

Questo secondo caso, per quanto molto più appetibile in termini di velocità e comodità, ha almeno due difetti. Il primo è che ci sono necessariamente delle spese percentuali da pagare, e dunque il cambio, che non è di per sé visibilmente perfetto e “in scala”, costringe a tenere la spesa in valuta fiat un po’ più bassa (ma di quanto?) rispetto all’effettivo valore di saldo nell’account. Il secondo è che anche la stessa fluttuazione del valore delle criptovalute può contribuire a rendere incerto l’effettivo ammontare spendibile.

Nel primo caso, invece, la carta viene caricata con un importo che resta, ovviamente, fisso e immutabile fino a quando viene speso: se il mio saldo, in questo caso, è di 27,93 sterline, vuol dire che posso spendere effettivamente 27,93 sterline.

Da notare che in questo novero non ho assolutamente fatto riferimento alla distinzione tra custodial e non-custodial! La cosa può sembrare un errore, vista l’ovvia importanza del motto not your keys not your coins. Ma non è così. Per quanto le carte non-custodial siano effettivamente poche (Monolith, Plutus, Eidoo), credo infatti che la differenza, certamente importantissima nel valutare un comune wallet, perda completamente di importanza nel passaggio a un qualcosa che coinvolge appunto circuiti come Visa e Mastercard, ossia mondi comunque centralizzati per definizione. Che i fondi arrivino da un altro wallet non-custodial del tutto avulso dalla carta in oggetto e dal suo exchange custodial di riferimento, o che siano implementati attraverso un sistema interno, appunto non-custodial, perfettamente integrato, continuo a giudicare la distinzione operativamente ininfluente, visto che i fondi che destinate alla carta sono comunque gestiti da un sistema custodial, anche se extra-crypto. Se poi andiamo a notare quanto il mondo non-custodial sia dominato dalla sola rete ethereum ed ERC-20, è evidente che una carta crypto, a giocare solo in questo campo, si perda moltissimo di ciò che può offrire la blockchain.

Il consiglio è dunque semplice: continuate a conservare i vostri fondi in wallet rigorosamente non-custodial, e inviatevi alla carta, quale che sia, solo le cifre che intendete spendere.

Riassumendo, il mondo delle carte di debito “crypto” è più che mai caratterizzato da progetti che fanno ciascuno, come detto, necessariamente storia a sé, valutabili sulla base di una rosa di variabili specifiche che individuano la possibilità di formulare un giudizio complessivo, ovviamente da riferire ai comportamenti e agli obiettivi dello specifico utilizzatore.

In questo senso, ci sono carte che mi piacciono molto e uso tantissimo, carte con qualche difetto, che però uso comunque, carte estremamente innovative che però ho messo nel cassetto per ragioni di contesto, carte oggettivamente inutili e carte che non userei mai.

Sto Usando NANO e Mi Piace

Un progetto piuttosto interessante è quello della criptomoneta NANO, che in questo periodo sto approcciando, soprattutto grazie alla carta Visa di Wirex, che permette di acquistare e utilizzare questo asset in modo estremamente versatile ed economico.

Se qualcuno di voi volesse pagarmi qualche consulenza anche in NANO, basta che punti il suo wallet dedicato all’indirizzo che vedete qui sotto. Per quanto ce ne siano ovviamente vari, tutti eccelsi, il wallet che vi consiglio di utilizzare è indubbiamente Natrium, che si pone come applicazione non custodial originaria e “ufficiale” per effettuare transazioni in questa criptovaluta.

Se volete poi farvi un account con Wirex, vi consiglio caldamente di utilizzare il mio referral code di invito, che vi farà guadagnare da subito qualcosa (dieci dollari) sul vostro primo acquisto di criptomoneta, qualunque essa sia.

DigiByte e Swipe: Perfect Match

Da qualche giorno mi sto a dir poco appassionando alla criptomoneta DigiByte, un token ultraveloce e versatile che viaggia lungo la direttrice di un corposo e affascinante progetto globale. Non solo valuta digitale, ma anche un interessante standard di autenticazione, che sfrutta l’applicazione (wallet) ufficiale (io uso Android) per accedere a siti di ogni genere.

Degno di nota anche il fatto che una delle mie Visa preferite, la Swipe, ovvero la carta ufficiale dello Swipe Wallet (ecosistema Binance), lista questo token tra le sue fonti principali, attraverso una piattaforma interna di trading ed exchange veramente cool.

A questo proposito, vi consiglio appunto di ordinare una Swipe col mio codice referral BO30MY, in modo da godere di specifici vantaggi.

Utilizzare Swissborg per Creare un Piano di Accumulo per Emergenze e Affini

Il bitcoin viene considerato, per ragioni strutturali, visto che la sua produzione si fermerà alla cifra limite di ventuno milioni per caratteristiche intrinsecamente legate all’architettura algoritmica che lo costituisce, un vero e proprio bene rifugio, paragonabile per molti versi alla riserva aurea e al suo intrinseco valore connesso alla scarsità. D’altra parte, la continua crescita delle quotazioni di questo asset (specie in questo specifico periodo, anche se la tendenza è ormai consolidata) parla chiaro: il bitcoin, giorno dopo giorno, sia pure con esili fluttuazioni (peraltro molto appetibili per il mercato speculativo), aumenta di valore, specie se lo mettiamo a confronto di altri asset che al suo cospetto nulla possono esprimere in termini di intrinseco contenuto tecnologico.

Per tutte queste ragioni, accaparrarsi una certa quantità di questo “oro digitale” costituisce un interessantissimo, semplice, nonché immediatamente apprezzabile metodo per accumulare una riserva più o meno corposa, e comunque in crescita, di valore al riparo dalle dinamiche dell’inflazione monetaria.

Definire anche un minimo piano di accumulo per gestire eventualità è un’ottima abitudine, che oggi come oggi diventa ancora più semplice grazie alla valuta digitale e a determinati servizi.

Per farlo, il servizio che vi consiglio oggi — di solida estrazione elvetica — è Swissborg, un “wallet” (portafoglio) digitale che vi consente di comprare con un semplice bonifico e conservare svariate tipologie di criptovalute, tra cui, appunto, il bitcoin (che vi consiglio caldamente).

Prima di farvi scaricare la relativa applicazione, però, vi dico che se vi iscriverete a partire dal link “referral” di invito che tra poco vi indicherò, ci saranno, sia per voi che per me, dei vantaggi. Avete un minimo di cinquanta euro che volete trasformare in bitcoin? Bene. Se seguirete il mio invito di seguito, ci sarà un surplus di bitcoin direttamente aggiunto nel vostro conto, per ringraziarvi della fiducia accordatami. La procedura è semplice: seguite il link, scaricate l’applicazione, effettuate l’identificazione cliente (cosiddetto KYC, Know Your Customer), inviate da un vostro conto un banalissimo bonifico SEPA alle coordinate indicate in applicazione, e subito avrete un ticket da riscuotere, dall’importo casuale, in bitcoin che si aggiungeranno a quelli già acquistati. Ed ecco fatto. Avete già un minimo novero di bitcoin che potranno solo crescere nel tempo, e scommetto che sarete voi stessi a desiderare di comprarne ancora un pochi, magari consigliando di fare lo stesso ai vostri cari e ai vostri amici. (Non vi ho ancora detto, infatti, che anche voi potete invitare persone tramite analoghi link, e guadagnare gli stessi importi aggiuntivi che loro stessi guadagneranno. Così tutti vincono qualcosa e sono contenti.)

Link: https://join.swissborg.com/r/filippA5WQ

Per qualsiasi problema o “asperità” di procedura, potete comunque contattarmi via mail e vi darò tutte le delucidazioni che eventualmente potrebbero servirvi.

Recensione Wallet Swipe e Crypto Visa Swipe: (of course) dall’Oriente con Amore

Già da qualche tempo, grazie all’aureo consiglio di un oscuro amico incontrato su Telegram, utilizzo la carta Visa base del progetto Swipe. La carta, detta saffron, di un fantastico arancione solare che mi ricorda certa estetica da robot giapponese anni Ottanta, è quella “base” di una serie di quattro, e mi è arrivata puntuale dopo circa tre settimane dall’ordine. Ringrazio indirettamente il sopraccitato amico per il codice referral che mi ha consentito di averla gratis. (A proposito, pure io ho un referral per voi. Se la richiedete, inserite nell’iscrizione la sequenza BO30MY e farete felici sia me che voi.)

Facendo un rapido passo indietro, posso dire che il servizio generale legato a questo progetto “tutto orientale” (l’exchange di riferimento è il colosso Binance) è assolutamente serio e puntuale. La procedura KYC di iscrizione, validazione documenti e riconoscimento è in linea con le migliori e più rapide. Il primo top-up della carta richiede una settimana esatta di attesa, a riprova della grande serietà di chi sta dietro la compagine amministrativa. Il servizio clienti è rapido, esaustivo, trasparente e gentile. Insomma, nulla da dire.

Ma la cosa che più mi piace di questo prodotto è che rispecchia perfettamente, o con una più che soddisfacente approssimazione, quello che dovrebbe essere una carta crypto: possibilità di ricevere valuta digitale da altri wallet, exchange interno rapido ed efficiente per dirottare valuta laddove si desidera, capacità di spendere direttamente, con commissioni che a occhio mi sembrano bassissime, le nostre crypto attraverso il potente circuito Visa.

Difetti? L’unico difetto che ho riscontrato è relativo all’invio di crypto verso altri wallet, che in parecchi casi risulta o sconveniente per le notevoli commissioni, o difficoltoso per la presenza di “minimi impliciti” al di sotto dei quali la transazione non viene implementata. Tuttavia sono difetti per modo di dire, visto che, come ho già avuto modo di sottolineare, la sensatezza operativa di una carta crypto sta in questo: ricevere e accumulare criptovalute per spenderle, non per trasferirle altrove. Per effettuare transazioni da A a B e da B a C (operazione peraltro da minimizzare e implementare con estrema parsimonia, visto che ad ogni passaggio la rete pretende come giusto un compenso in forma di commissione) esistono già numerosi altri servizi, custodial o non custodial che siano, in grado di svolgere la funzione molto meglio.

Ergo, stiamo parlando della carta crypto migliore di tutte? Non so. Forse una carta del genere non esiste, in quanto bisogna considerare le specifiche esigenze dell’utilizzatore. Ma una cosa è certa: la Visa Swipe, logicamente unita alla sua applicazione nativa su smartphone, mi piace, funziona egregiamente, e per quel che mi riguarda è, almeno a tutt’oggi, la mia preferita e quella che maggiormente utilizzo.

Da non trascurare, peraltro, un interessante 1% di cashback (pagato in bitcoin) che rende anche solo questa versione base ancora più appetibile.

Vivaldi